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Recensione di Richard Tuschman su “loneliness” di Giovanni Chianese

Bellissima la nuova serie di Giovanni Chianese, Loneliness che esplora poeticamente e drammaticamente quel territorio universale del dolore psichico, bilanciando meravigliosamente le profondità della disperazione con scorci di sollievo comico oscuro. Ambientato in una serie di stanze che sono allo stesso tempo generiche e suggestive, la serie descrive la sequenza di eventi in una serata piuttosto triste nella vita di una giovane coppia da un lato, e una giovane donna sola dall’altro, passando dall’una all’altra.Nella prima immagine, un giovane uomo torna a casa la sera, entrando nel suo salotto all’estrema destra dell’immagine. Sembra sia stata una lunga giornata. Egli sta portando una pizza, e la sua figura proietta una lunga ombra scura sul pavimento, che copre quasi l’intera fotografia. È come se la sua ombra portasse dentro casa il residuo emotivo di tutte le varie disgrazie, le sollecitazioni e umiliazioni che lo hanno colpito durante il giorno. La sua compagna ha organizzato un’accoglienza romantica, apparecchiando il tavolino di fronte al divano con frutta, vino e fiori. Ma lui è in estremo ritardo, e ora i fiori sono appassiti, lei ha bevuto il vino e la frutta è stata parzialmente mangiata. Le prospettive per la relazione emozionale non sono buone.

Possiamo poi vedere, nell’immagine successiva, la giovane donna single che inizia la sua serata, seduta sola, abbattuta, con un bicchiere di vino. Forse è nell’appartamento accanto. E’ teatralmente illuminata in stile film noir da sotto il livello degli occhi, in modo che anche lei proietti una grande ombra, stavolta sul muro dietro di lei, un’eco fuori misura del suo stato psicologico. L’illuminazione è particolarmente bella qui, la luce principale crea un seducente bagliore tiepido sullo sfondo freddo. Altre due piccole luci nell’immagine completano lo scenario in una composizione piramidale delicatamente costruita.

Ora torniamo alla coppia nelle immagini tre, quattro, cinque e sei. La quarta immagine è un’altra delle migliori della serie. In primo piano la donna è seduta sola a tavola, mentre il suo compagno, seduto su una semplice sedia con il viso sepolto in un quotidiano, si sente molto distante sullo sfondo. La distanza emotiva tra i due è palpabile, e Chianese l’accentua sapientemente con le sue scelte creative. La donna fissa dritto davanti a sé, persa nei suoi pensieri tristi, e la fredda illuminazione scultorea è perfetta, la rende simile ad uno di quei personaggi infelici del Periodo Blu di Picasso. Nel frattempo, l’uomo è illuminato in modo da proiettare grandi ombre frastagliate sul muro dietro di lui, rispecchiando la rabbia a stento contenuta del suo stato d’animo tossico.

Col procedere della serata, le cose per la coppia possono solo peggiorare. Attraverso l’abile direzione di Chianese, assistiamo agli inutili tentativi di intimità della donna, e l’uomo incapace di controllare la sua rabbia, che sembra in qualche modo diretto più verso il mondo esterno che al suo partner frustrato. Non importa, il risultato finale è lo stesso; violenza psicologica, l’isolamento reciproco, e infine, l’esaurimento. Nell’ultima immagine della serata della coppia, si vede l’uomo disteso addormentato da solo sul divano, una mezza bottiglia di vino vuota in una mano, il telecomando TV nell’altra. Disseminati sul pavimento intorno a lui ci sono il cartone vuoto della  pizza, tovaglioli sgualciti, il vaso di fiori rovesciato, ecc .; i resti di una serata rovinata. La sua vicina single sembra la passarsela un po ‘meglio. In un’immagine meravigliosamente giocosa e allo stesso tempo discreta, la vediamo appoggiata sul tavolo da pranzo con un paralume misteriosamente incandescente collocato sopra la sua testa. Forse sta creando la propria luce interiore? Una volta qualcuno mi disse che non c’è peggior solitudine che sentirsi soli pur essendo parte di una coppia. A giudicare dalla sua bella serie, Loneliness, credo che Giovanni Chianese sarebbe d’accordo.

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